La fotografia del Paradiso 

tosti (1) musica nell'acqua.jpeg

 

 

 

31  FATEVI SENTINELLE…!

 

E se siete solo voi ad amare in Cristo, ma il vostro sposo, no, o vostro padre o vostra madre, no, o i vostri figli, no, o i vostri nonni, no, non preoccupatevi, ma, per mezzo della vostra santità, ma intercedete per la loro salvezza eterna. E non intercedete solo per loro, ma anche per tutte quelle anime che Dio, non certo a caso, ha messo sulla vostra strada. E non fermatevi nemmeno a loro, perché Dio ama tutte le anime, quindi anche voi dovete amare tutti e quindi pregare anche per il mondo intero. Solo in Cielo, potremo "riconoscere",  “conoscere” e "contarle", tutte quelle anime che si sono salvate grazie al nostra santità, che si è fatta “custodia spirituale”, per un “fiume ininterrotto” di anime… A Gesù è sufficiente, anche "una sola sentinella" che "vigili" e "combatta", per "conservarsi" in grazia di Dio, per salvare la vostra famiglia, la vostra famiglia spirituale e tantissime anime sconosciute in tutto il mondo. Sconosciute, almeno per ora, ma che comunque sono vostri fratelli e vostre sorelle dal primo all'ultimo… perché sono tutti figli di Dio, dal primo all'ultimo. Fatevi sentinelle, per permettere a Gesù di salvare anche gli altri vostri fratelli, gli altri figli di Dio e avrete l’infinita Sua riconoscenza. 

 

 

 

32  CORRENTISTI DEL CIELO

 

Un giorno, un sacerdote mi disse: “Il Signore ti sta facendo il dono più grande, ti sta associando alla Sua Passione”. È vero, la croce, è un dono. Dio, questo dono, immensamente prezioso, lo dà a tutti, ma, non tutti capiscono che è un dono, o almeno, non subito... Nessuno vive soltanto per se stesso e tutte le nostre “intenzioni d’amore”, le nostre “preghiere” e le nostre “sofferenze”, sono “contate” da Dio e sono "contabilizzate" come "versamenti" effettuati nella “banca del Cielo”. Questi versamenti Dio li “accredita”, oltre che a favore nostro, anche a favore di tutte quelle anime per le quali intercediamo. E pregando anche per il mondo intero, non ci poniamo nessun limite, per i “beneficiari” di questi nostri versamenti. Infatti, “tutti noi”, facciamo parte di un “unico Corpo”, il “Corpo di Cristo”, per questo siamo tutti, “cointestatari”, di questo "conto corrente" del Cielo. E, come gli altri, si avvantaggiano dei nostri personali versamenti, anche noi, ci avvantaggiamo dei versamenti di tutte le altre anime. Ai versamenti dei santi della terra, si aggiungono i versamenti dei santi del Cielo e i loro importi sono ancora più grandi dei nostri e comunque si sommano ai nostri. Noi santi della terra ce ne avvantaggiamo, ma loro no, non ne hanno bisogno, perché sono già in Paradiso, ormai sani salvi e felici per sempre. Esiste anche un importo che è “incalcolabile”, versato da Cristo stesso, perché i Suoi “meriti infiniti”  conquistati da Lui per noi, con la Sua Incarnazione, Passione, Morte, Resurrezione e Ascensione al Cielo.

 

 

 

33  IL TEMPO DA FAVOLA

 

Molti anni fa, all'inizio della mia conversione, un giorno, entrando per sbaglio, in un’aula, dove si teneva una catechesi, ascoltai queste parole di un sacerdote: “Il Signore ci visita nel dolore”. Subito uscii, perché, in realtà, stavo cercando un confessore. Riflettei su quelle parole, che mi piacevano molto, che mi affascinavano, perché erano di gran consolazione. Al tempo stesso, però, una voce interiore, che poi capii non veniva da Dio, ma dal diavolo, si affrettava a ripetermi di non pensarci più, perché, molto probabilmente, avevo capito male. Ero diviso: desideravo che quelle parole fossero vere, per consolare il mio dolore e non solo quello mio, ma anche quello degli altri miei fratelli, ma al tempo stesso, temevo che, fossero troppo belle per essere vere… Poi le confrontai con la mia vita e le riconobbi come vere. “Dolore” e “incontro con Dio”, si sono sempre “intrecciate” nella mia esistenza, fino a "saldarsi insieme", di modo che, più soffrivo e più avevo modo di "sperimentare" “un’unione con Gesù”, sempre più profonda. Dio ci ama sempre, in ogni momento e in ogni situazione della nostra vita, ma quando scorre tutto liscio, siamo noi, a volte che non abbiamo tempo da dedicare a Gesù. Quando, invece, ci accorgiamo che certi problemi della vita non riusciamo a proprio a risolverli, con le nostre sole forze, finalmente, apriamo la porta del nostro cuore a Dio. Allora Gesù entra nella nostra vita, per cambiarla, cambiando noi stessi, mettendo nel nostro cuore il "desiderio della santità", che è sempre esaudito da Lui. Diventiamo santi, quando "orientiamo" il nostro amore a Dio, quello stesso amore che, invece, prima, invece, "rivolgevamo" al peccato. E io, ve lo confesso, senza la "grazia della croce", che ci dà la "spinta verso l’alto", come un “trampolino spirituale”, necessario per separarci dal male, oggi, molto probabilmente, sarei separato, da Dio, anziché dal peccato. Se non fossimo costretti a passare attraverso il “tempo cattivo”, inteso come "tempo della sofferenza", che dobbiamo affrontare in questa vita, non riusciremo mai ad arrivare in Paradiso, dove il nostro "tempo futuro", sarà solo e soltanto “il bel tempo”, il “tempo ideale”, il “tempo da favola” …!

 

 

 

34  MOMENTI DI PARADISO

 

Quella mattina, di molti anni fa, passai tutto il tempo in preghiera, nella chiesa Regina Pacis, ad Ostia, a Roma, vicino alla clinica, dove mia moglie, il giorno stesso stava subendo un delicato intervento. Mi ricordo, che ero in ginocchio, difronte una statua di Maria, pregavo a “mani giunte”, come un "ragazzino" alla "prima comunione". Pregavo ad occhi chiusi, per rafforzare la mia concentrazione. Ad un tratto, ebbi una visione interiore, composta di "due flash", uno di seguito all’altro, in rapida successione. Nella prima scena vidi me stesso nella grotta di Lourdes e questo mi diede la certezza che Maria stava venendo in mio soccorso. Nella seconda scena, vidi un malato trasportato, d'urgenza, su una barella, in sala operatoria. E quando mi passò davanti e incontrai, con il mio sguardo il suo viso, riconobbi che era Gesù…! Ebbi la conferma, allora, che quando soffriamo, partecipiamo realmente alla croce di Cristo, per la salvezza del mondo. Mi si aprirono anche gli occhi sul fatto che siamo, una sola cosa, con il Corpo di Gesù, dal momento che, incarnandosi, per scelta di amore e di salvezza, il nostro corpo è diventato anche il Suo. Siamo sempre una sola cosa, con il Corpo di Gesù, ma tanto più lo siamo, quando stiamo affrontando la salita al Calvario. Terminati questi flash, avvertii che altre mani, teneramente, si poggiavano sopra le mie e rimanevano congiunte alle mie.. Intuii che erano le mani di Maria, che non si era limitata ad ascoltare le mie preghiere, ma stava pregando insieme a me, di modo che, le mie e le sue preghiere, fossero un’unica preghiera… Quei tre doni mistici, furono piccoli “momenti di Paradiso”, goduti intensamente, per qualche manciata di minuti. Poi, purtroppo, svaniti all’improvviso, in un attimo, per il "rumore" dei passi di un sacerdote, che, "insensibile", al mio momento di rapimento, mi informava, "freddamente", che era orario di chiusura. Per un attimo restai dispiaciuto, per questa brusca interruzione, ma recuperai, subito, il sorriso, perché ormai ero totalmente invaso da una gioia “inarrestabile” e “irrefrenabile”. Poi…uscire dalla chiesa, scendendo in volata, le imponenti scale della chiesa, e ricevere, la notizia che l’operazione era felicemente riuscita, è stato un tutt’uno.

 

 

 

35  DALL'INCAPACITA' ALLA CAPACITA'

 

Quante volte, “misurandomi” con la volontà di Dio, dilaniato tra la mia incapacità di compierla e il desiderio, profondo e assoluto di essere come Dio voleva che fossi, ho detto: “Dio vorrei tanto, ma non ci riesco…!”. Così "schiacciato" dall’impurità, dall’incapacità di perdonare, dalla vergogna nel parlare di Dio agli altri e da tanti altri limiti. Anche in questo caso era un "grido" che veniva non solo dal cuore, ma dal più profondo dell’anima e questo grido lo rivolgevo a Dio, “in continuazione”, "giorno e notte". Poi il Signore ha preso i miei "vorrei", le mie "incapacità" e le ha trasformate in altrettante "capacità". Ha fatto "avverare" i mei desideri, perché erano "santi desideri" e lo erano perché era Lui stesso che me li aveva ispirati e io li avevo, semplicemente accolti, con gioia, nel mio cuore. 

 

 

 

36  IL COMPITO DELLO SPIRITO SANTO

 

A noi è richiesto di desiderare la purezza del cuore, perché al resto pensa l'onnipotenza di Dio Mi ricordo, all'inizio della mia conversione, le prime invocazioni suggeritemi dallo Spirito Santo: “Perdonami perché sono cattivo, guariscimi perché sono malato…!” ed “Insegnami ad amare”, “Insegnami a pregare". Ancora rinnovo, anche solo mentalmente, queste invocazioni, perché il diavolo non si rassegna mai a perdere le anime ed è sempre in agguato, sempre pronto ad approfittare delle nostre debolezze. Solo nell’invocazione, continua, a Dio c’è la sicurezza di essere salvati. E’ importante è fondamentale è indispensabile avere piena consapevolezza delle nostre povertà, cioè della nostra tendenza al peccato, per poter attingere all'onnipotenza di Dio. Lo Spirito Santo, non solo ha il potere di santificarci, cioè di trasformarci da peccatori in santi, ma ha proprio questo come Suo compito. Un giorno, Gesù mi ha fatto immaginare il mio cuore, pieno non solo di desideri buoni, ma anche cattivi, perché in esso era penetrato anche il veleno di satana. Allora, io ho desiderato, con tutto me stesso, la “purificazione del cuore”, con quel piccolo taglio, della circoncisione spirituale, che è la volontà di rinuncia al male. E Gesù, per mezzo del Suo Spirito, lo Spirito Santo, mi ha esaudito. Ancora oggi, non smetto di desiderare, con tutto me stesso, per amore Suo, lo “svelenamento del cuore”. E, ogni volta che desidero la purezza, Dio mi esaudisce.

 

 

 

37  SIA L’AMORE CHE IL DOLORE

 

Senza la croce, non solo mi sarei perso, ma, ancora peggio, avrei mandato in rovina il cammino di salvezza di tante altre anime, oltre la mia. Dio, infatti, attraverso la santità di alcuni, grazie alla loro testimonianza di vita e alla potenza della loro intercessione, salva molti altri. Al contrario, il demonio, si serve di quelli che vivono nel peccato, per far cadere in tentazione molti altri. Anche per coloro che sono vicini a Dio, la seduzione che esercita in loro la tentazione è paragonabile ad una “forza centrifuga” che fa rischiare loro terribili “sbandate”. È talmente potente, nel mondo, questa “attrazione fatale” verso il male, che, se non ci fosse “l’ancora della croce”, tutti si perderebbero, perfino i più grandi santi. Si, siamo talmente fragili, deboli e miseri, talmente vulnerabili al peccato, che la “forza propulsiva” dell’amore per Cristo, a volte, da sola, non basterebbe. Allora, “ci viene in soccorso" la croce”, quel "linguaggio universale del dolore", che ci impedisce di deragliare dalla volontà di Dio, o che, se abbiamo deragliato, che ci fa rimettere nella giusta carreggiata. Sia l’amore che il dolore, ci uniscono a Gesù, tenendoci lontani dal peccato. Il primo, per il timore di perdere quel Dio che amiamo, più di tutto e più di tutti. Il secondo, perché sappiamo bene, perché ce lo dice il Vangelo, oltre che l'esperienza personale, che Dio, innamorato di noi, corregge, per mezzo della croce quelli che ama. Per ricondurli a Sé, quando si sono allontanati da Lui, ma anche per prevenire il rischio che si allontanino da Lui, nuovamente. Siate riconoscenti a Dio, quando permette le croci nella vostra esistenza, perché Dio si servirà proprio di questa, o quella “sofferenza temporanea”, per salvare la vostra vita (e non solo la vostra, ma anche tante altre vite, a cominciare da quella dei vostri cari) dalla “sofferenza eterna”, per mezzo del suo esatto contrario: la “felicità eterna”…!  4 Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato 5 e avete già dimenticato l'esortazione a voi rivolta come a figli: Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non ti perdere d'animo quando sei ripreso da lui; 6 perché il Signore corregge colui che egli ama e sferza chiunque riconosce come figlio. 7 È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non è corretto dal padre? 11 Certo, ogni correzione, sul momento, non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo però arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati. 12 Perciò rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia infiacchite 13 e raddrizzate le vie storte per i vostri passi, perché il piede zoppicante non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire. 14 Cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore, 15 vigilando che nessuno venga meno alla grazia di Dio. Non spunti né cresca alcuna radice velenosa in mezzo a voi e così molti ne siano infettati. (Ebrei 12). Naturalmente, moltissimi altri articoli che ho scritto per questo blog, sono invece figli della gioia, sia perché in quel momento la croce non c'era, almeno quella pesante, o perché una gioia, "incontenibile" e "prepotente", si faceva strada, anche tra le "barricate" della sofferenza. "La gioia del Signore è la vostra forza". (Neemia 8,10)

 

 

 

38  “UN PREMIO DI DIO”

 

Molti articoli che ho scritto per questo blog, sono “figli della sofferenza”, anche se, la maggior parte sono “figli della gioia”, perché anche sotto la croce, la gioia ha prevalso. La “gioia di vivere” che viene dallo Spirito Santo, quando lo Spirito di Dio abita in noi. Quella gioia di vivere che è un “dono di Dio”, che è il “premio di Dio” per chi è in “grazia di Dio”. Quesat gioia di vivere è una “gioia soprannaturale”, che quindi viene da Dio e non dal mondo e che, proprio per questo, è indipendente dal come ci stanno andando le cose ed è come un “assaggio di Paradiso”. Una “gioia speciale”, che, per la potenza di Dio, “comanda anche sulla sofferenza”. Infatti, si può essere felici, per regalo di Dio, anche quando il tempo si fa cattivo. 

 

 

 

39  UNA PREGHIERA SENZA PAROLE

 

Oggi ho visto una giovane coppia di innamorati, mano nella mano, che si sorridevano e mi si è aperto il cuore nel vedere la loro felicità. Io, che ero gioioso, già di mio, perché ero in compagnia di Gesù, sono stato “inondato” da una felicità ancora più grande. Allora ho ringraziato di cuore, Dio, per il loro amore, sicuro, con questo, di avergli ottenuto, con questo sentimento di riconoscenza, ulteriori grazie. Poco dopo, ho incontrato altre persone, visi spenti, occhi assenti, cuori traumatizzati dalla vita, persone che sembrava avessero rinunciato a sperare, che si limitassero a sopravvivere… Per un attimo, sono stato avvolto dalla tristezza più nera, ma poi ho affidato le loro vite al Signore Gesù, certo che Lui mi avrebbe preso in parola. Ogni “intenzione d’amore”, spesa per i nostri fratelli, è già preghiera, è “preghiera d'amore”. E' una preghiera che viene dal cuore, è “preghiera del cuore”. E' una preghiera che potrebbe anche non aver bisogno di parole, perché Gesù, che sempre legge, dentro il nostro cuore, premia noi e le persone che amiamo, ogni volta che dentro ci trova scritto l'amore... ”Hai mutato il mio lamento in danza… perché io possa cantare senza posa… (Salmo 29, 12-13).

 

 

 

40  LE MISSIONI VANNO COMPIUTE

 

Un giorno, stanco della croce, fino al punto da desiderare, persino di morire, chiesi, con insistenza, a Gesù di prendermi con sé. Dio risponde sempre alle nostre preghiere, ma non sempre ottenendoci quello che chiediamo, se quello che chiediamo è sbagliato, facendo in modo che l’esperienza di vita ci ammaestri. Dopo mesi di preghiere sbagliate, un giorno rischiai di morire, tanto che il chirurgo, un cardiologo, mi disse, testuali parole, che “mi aveva “preso per i capelli.” Capii la lezione, mi guardai bene dal chiedere, per il futuro, ciò che inavvedutamente avevo chiesto nel passato e ringraziai, infinitamente, Gesù, per essere stato, come al solito, con me, paziente ed amorevole. Ero ben consapevole che, per i salvati la morte “non è una perdita”, ma “un incalcolabile vantaggio”, ma che è un errore, oltre che un peccato, desiderare di “accorciare i tempi” della nostra vita terrena, che Dio ha stabilito per noi. Questa nostra vita presente, pur con le sue croci, è un dono immenso di Dio, anche perché è preparatoria della vita che eterna verrà.  Il bene che possiamo e dobbiamo fare in questa vita, necessita dei tempi che Dio, secondo la Sua infinita sapienza, ha stabilito per noi. E per ognuno di noi ha satbilito una missione specifica e “il non compierla”, o “il compierla a metà”, metterebbe in serio rischio la nostra salvezza. Certo esiste il perdono di Dio, che può essere chiesto anche all'ultimo e se è sincero ci scampa dall'inferno, ma potrebbe non bastare per ottenere il Paradiso subito. E il Purgatorio è l'equivalente di “prolungare le nostre croci”, anche nella vita che verrà. Certo, sono sofferenze teemporanee e non eterne come quelle dell'inferno, ma perché “aggiungere croci supplementari” a quelle che già dobbiamo sopportare in questa terra?… 

 

 

 

41  COME IN UNO SPECCHIO 

 

San Leopoldo Mandic, nel confessionale, diceva queste parole ai suoi penitenti: “Abbia fede, abbia fiducia, non abbia paura, anche io sono un peccatore, come lei… e se il Signore non mi tenesse una mano sulla testa, farei come lei e anche peggio di lei”. “La mano del Signore sulla sua testa dei credenti” è “il dono dello Spirito Santo”, che ci fa “amare il bene” e “odiare il male”, ma è anche il dono della croce che ci aiuta a crocifiggere il nostro io carnale, quella parte spiritualmente malata di noi stessi. Si, perché le tentazioni della vita, seppur ingannevoli, perché conducono alla morte, sono al tempo stesso, così affascinanti e seducenti, che, a volte, non è sufficiente amare Dio, per riuscire a fuggirle, ma è necessario anche il timor di Dio. Per questo le croci non sono risparmiate a nessuno, né a quelli che sono lontani da Dio, ma nemmeno a coloro che gli sono vicini. Ai primi, affinché ritornino a Lui, pentiti, ai secondi, affinché non lo perdano. E nelle parole di San Leopoldo , io mi rivedo, come in uno specchio…

 

  

  

 42  LA FELICITA' NEL POSTO SBAGLIATO

 

Dio non ci ha donato la vita sessuale per "banalizzarla", per "sprecarla", per "sporcare" e "mettere a rischio", la nostra esistenza e anche quella degli altri. Dio ci ha ordinato di “non commettere atti impuri e di non desiderare la donna d’altri” e, agli occhi di Dio, la nostra donna, è quella che abbiamo scelto in chiesa e che, mediante il santo sacramento del matrimonio. Quelli che vivono nel peccato, sono infelici e non avendo capito che è proprio il peccato la causa della loro infelicità, continuano a peccare e sempre con maggiore intensità. Si comportano come quei "giocatori d’azzardo" che giocano per vincere, ma ogni volta perdono e tanto più perdono, continuano a giocare e sempre con un maggior accanimento, sospinti dal demone del gioco. Ogni peccato ha il suo demone ed ogni peccato crea dipendenza, cioè un rapporto di schiavitù con il maligno. Io, quando ero ragazzo, prima della conversione, pur considerandomi cristiano, vivevo secondo la mentalità del mondo, perché come tutti fanno, prima di incontrare Dio, anche io cercavo la felicità nel posto sbagliato. Conducevo una vita sentimentale indirizzata solo dal desiderio dell’avventura e di emozioni che bruciavo nello stesso momento in cui le vivevo. Qualcuno avrebbe potuto pensare, guardando la mia vita dall’esterno, che ero felice, qualcun altro forse mi ha anche invidiato, invece la mia vita, prima di incontrare Dio e della mia conversione, "annegava", sempre più, nelle “sabbie mobili della scontentezza” e nel “mare della solitudine”.

 

 

 

43  UN GIORNO CHIESI A DIO

 

Un giorno, chiesi al Signore di spiegarmi il significato della parola “circoncisione del cuore” e Lui mi fece venire alla mente Gesù quando, sulla croce, fu "trafitto" dalla lancia e da quella ferita, zampillò sangue e acqua. Capii, allora, che la "trafittura" che aveva "ferito" il mio cuore, a causa di una croce angosciante e che ancora mi perseguita da anni, era la fonte della mia salvezza. Vidi che quella ferita, non era per la morte, ma, al contrario, per la vita e non solo per la vita terrena, ma anche per la vita eterna, perché da questo taglio, fuoriusciva il "veleno" del peccato. E, da quella "ferita" del mio cuore, ora "purificato", sgorgava l'acqua delle mie "lacrime" e il sangue del mio "dolore", insieme "all’acqua viva” dello Spirito Santo e al “prezioso sangue” di Gesù. Allora mi sono ricordato le parole di un sacerdote, che diceva che ogni cristiano deve diventare, allo stesso modo di Cristo, “eucarestia vivente”, cioè offerta di sé al Padre, per mezzo del Figlio Gesù, per la salvezza delle anime. Si, quel dolore non era inutile e non solo perché senza di esso avrei smarrito la via della salvezza eterna, ma anche perché non sarei nemmeno stato, fonte di salvezza per i miei fratelli. Nel calice di Cristo offerto dal sacerdote durante la consacrazione, insieme al preziosissimo Sangue di Gesù, ci siamo anche noi, la nostra vita, le nostre croci, mai separate da una gioia, infinitamente più grande della sofferenza, la gioia, irrefrenabile, esuberante e travolgente, di vivere la piena comunione d'amore con Dio e con i nostri fratelli. "L'albero della croce" è l'unico albero, perché "albero divino", in grado di produrre "frutti eterni di salvezza", per noi stessi, la nostra famiglia, le persone che ci sono più care e perfino per il mondo intero…!

 

 

44  "IO TI PRENDO SUL SERIO"

 

Un giorno passeggiando a Roma, incontro una persona con la faccia buona e allora mi rivolgo a Gesù dicendogli: “Benedici questo tuo figlio, perché è buono”. Proseguendo il cammino mi imbatto in un tipo con la faccia avvilita e allora chiedo a Gesù: “Benedici questo tuo figlio, perché è avvilito”. Incontro poi uno con la faccia simpatica e domando a Gesù: “Benedici questo tuo figlio perché è simpatico”. E di seguito, mi imbatto in un bimbo dagli occhi tristi, sulle spalle della mamma e allora di nuovo mi rivolgo a Gesù chiedendogli: “Benedici questo tuo piccolo, perché è triste e benedici anche la mamma”. Ogni scusa, per me era buona, per chiedere a Gesù di benedire quelle persone, che, seppur non conoscevo, sentivo come miei fratelli e mie sorelle. C’era anche uno con la faccia malvagia e la mia richiesta rivolta a Gesù era: “Benedici questo tuo figlio, perché ha bisogno di conversione”. Poi, all'improvviso, è arrivata una luce che mi ha fatto capire che non dovevo necessariamente cercare punti di forza o di debolezza, per le persone che volevo ricevessero le benedizioni di Dio. Gesù, infatti, ha offerto e sacrificato, per ognuno di loro, la sua vita sulla croce. Oggi, quando chiedo a Gesù di benedire un mio fratello o una mia sorella, la mia nuova domanda è, invariabilmente, sempre questa: “Benedici questo tuo figlio e questa tua figlia, perché Tu, per loro, hai offerto la tua vita”. E un giorno Gesù mi rivolse, interiormente queste precise parole: "Ricordati che, ogni qual volta, tu mi chiedi di benedire una persona, io ti prendo sul serio e la benedico con potenza e per riconoscenza, benedico anche te e con una potenza ancora maggiore”. Se il nostro amore per gli altri è grande, è perché Dio stesso ce lo ha ispirato, ma per quanto possa essere grande, non potrà mai superare quello di Gesù, perché il suo amore per noi è infinito. 

 

 

45  LA POTATURA DI DIO

 

La croce fa parte di questo mondo e anche i santi non ne sono esclusi, perché la croce santifica anche coloro che sono già in cammino di santità, perfezionando la loro capacità di amare, quindi la loro santità e, detto in termini concreti, il loro “grado di unione con Dio”. Eppure, state pur sicuri, che molte croci, "le croci di correzione", sono quelle sofferenze che noi stessi, ci siamo attirati e inflitti, proprio a causa dei nostri peccati. Croci che ci saremmo potuti risparmiare, che avremmo potuto evitare, se ci fossimo staccati, prima dai nostri peccati, o se non fossimo ritornati a commettere, tornando indietro, come i gamberi, ma direi, come gli sciocchi, dalla nostra conversione. Ed io ne so qualcosa, perché prima di affrontare un cammino serio e lineare, ho attraversato molti sbandamenti… Ringrazio, però, Dio, infinitamente buono e infinitamente paziente, per queste croci, senza le quali, non solo non starei qui a scrivere, su questo blog, ma forse, mi sarei trovato perfino in serio pericolo di salvezza.

 

 

 

46  IL DIAVOLO IN PERSONA

 

Satana e tutti i suoi demoni, hanno ormai perso, definitivamente, la loro guerra contro Dio, perché, quando si sono ribellati a Dio, San Michele Arcangelo con i suoi angeli, li ha scaraventati giù dal Cielo. Ora il loro teatro di azione è qui sulla terra e non potendo nulla contro Dio, concentrano i loro attacchi contro gli uomini, per odio verso Dio. La loro strategia, da Adamo ed Eva in poi, è sempre la stessa, monotona e prevedibile: tentare gli uomini al peccato, con lo scopo di separarli da Dio. Se solo potessimo vedere quanto sono "mostruose" queste creature diaboliche che ci tentano, proveremo "orrore" del peccato. Un giorno, nel dormiveglia, mi è apparsa, all'improvviso, una bellissima ragazza che si avvicinava come per baciarmi ed io, sposato, o no, non ho resistito alla tentazione e l’ho baciata. Immediatamente dopo, però, questa creatura che sembrava di una bellezza angelica, si è trasformata, in una specie di mostro umano "scarnificato" ed ho capito l'inganno di satana. Allora, assalito dal terrore, ho gridato: “Gesù salvami…!!!” e quella orribile visione degna di un film dell’horror, è svanita. Dietro ogni "tentazione", per quanto "seducente" e "apparentemente irresistibile" sia, si "nasconde il diavolo”, il diavolo in persona. 

 

 

 

47   IL BUCATO DELL’ANIMA

 

Padre Pio trascorreva anche 12 ore, al giorno nel confessionale a San Giovanni Rotondo, pur di salvare le anime. Certo, lui batteva ogni record, ma molti altri sacerdoti hanno dimostrato la loro santità essendo fedeli a questo sacramento (chiamatelo come volete della riconciliazione, della penitenza, o della confessione), che ha il potere di far resuscitare un’anima, che era morta a causa del peccato mortale, perché, da che era separata da Dio, la riunisce a Lui. Questi attuali, però, sono, nella maggior parte dei casi, sono tempi di desertificazione dei confessionali. Riuscire a trovare un confessore, oggi, in molti casi, diventa una vera e  - propria impresa, una sorta di “caccia la tesoro”, un vero colpo di fortuna, anche perché, al di fuori degli orari della messa, i sacerdoti scompaiono, all’improvviso, pure le sacrestie rimangono deserte. Per trovare i confessori, al loro posto, cioè nel confessionale, almeno in determinati orari della giornata, bisogna avere la fortuna di abitare vicino ai santuari. E, un giorno, in un libro, di quelli lasciati in chiesa per richiedere le grazie, scrissi, nero su bianco, che la grazia che richiedevo, era quella di riuscire a trovare “un confessore non assenteista”. Un altro giorno, dovetti litigare con un sacerdote, per ottenere di essere confessato da lui. Per ottenere il perdono di un peccato ne commisi un altro, perché anche quando si ha ragione non bisogna mai mancare di carità, ma lo capii dopo. Un'altra volta, per smorzare la tensione, con un sacerdote che accettava di confessarmi, ma con un atteggiamento di chi è infastidito perché ritiene che sta sprecando il suo tempo, commisi l’errore di fare una battuta. Gli dissi che ero venuto a “fare il bucato dell’anima”. Non l’avessi mai detto… mi prese alla lettera e mi rispose che non si scherzava con il Signore. Rimasi ammutolito, ma mi ritenni comunque fortunato di essere riuscito nel mio intento di salvare la mia anima. “L’infinito tesoro della misericordia della Chiesa resta inutilizzato”. A pesare è una “diffusa distrazione dei cristiani”, che spesso rimangono “per lungo tempo in stato di peccato, ha detto un giorno Leone XIV. Vero, verissimo, sempre meno cristiani, purtroppo, avvertono il richiamo di Dio a vivere in grazia di Dio, perché hanno silenziato la coscienza, e, il diavolo, con il “pallottoliere” già conta le anime che si potrebbero dannare, se persistessero in questo stato di impenitenza, fino alla fine della loro vita. Però, è altrettanto vero, che quella minoranza di cristiani che vorrebbe accogliere il perdono di Dio, viene “scoraggiata” e “disamorata”, oserei dire, per coloro che non sono ancora maturi nella fede, perfino “scandalizzata”, quando trova le cabine del confessionale, senza confessore. A volte possiamo contare anche fino 4 confessionali, o addirittura 6, in alcune chiese, ma, molto spesso, tutti, dal primo, all’ultimo, tristemente vuoti.

 

 

 

48  LA GUERRA INVISIBILE

 

Il diavolo non visto, spesso, conduce contro di noi una guerra, invisibile, ma reale, di vero e proprio, "terrorismo psicologico", approfittando magari, delle prove della vita che, per cercare di minare la nostra stabilità, nel tentativo di "spegnere" in noi la luce della speranza, con l'obiettivo di condurci alla disperazione. Eppure queste paure, se solo vogliamo, possiamo far sì che si "ritorcano contro" il demonio, di modo che, anziché causarci il "naufragio", producano il suo esatto contrario, l'approdo al "Porto sicuro" …! Le angosce, le paure e anche le sventure della vita mi sono state utilissime, anzi necessarie, per scoprire Dio, rinascere in Lui e fare esperienza del Suo amore e della Sua protezione onnipotente. Ogni volta che le paure e le ferite della vita, mi aggrediscono, è proprio allora, che mi stringo, con sempre maggiore forza a Gesù e a Maria, in un abbraccio fatto di amore, di preghiera e di fedeltà. Allora le paure scompaiono, le ferite guariscono e risorge la gioia, l'entusiasmo si prende la rivincita, la vita torna a scalpitare con più vigore di prima, l'ebrezza del volo, non solo ritorna, ma scopre anche altitudini mai provate prima e ora lo sguardo guadagna orizzonti sconfinati.


 

 

49  UN ABBRACCIO INVISIBILE

 

Durante la recita comunitaria del Padre nostro, durante celebrazione della messa, il Signore, a volte, mi concede la grazia di avvertire sensibilmente, questa unione tra me, la Santissima Trinità e i santi tutti, quelli della terra e quelli del Cielo, regalandomi uno stato speciale, anche se brevissimo, di beatitudine. Come un "abbraccio", invisibile, ma reale, al corpo e all’anima, che parte da Cristo, contiene la Trinità tutta e Maria e prosegue con la folla sconfinata dei santi: quelli della chiesa pellegrina su questa terra, quelli della chiesa purgante e della chiesa trionfante del Cielo. Solo l’amore onnipotente di Cristo compie il prodigio di "abbattere" ogni confine e ogni barriera del tempo e dello spazio, per riunire tutti quanti noi nel Suo Corpo, per mezzo del Suo Santo Spirito. Non è importante, però, "sentire", ma "credere", infatti se abbiamo una "fede irremovibile", nella "comunione dei Santi", godiamo comunque i frutti di salvezza di questa "eterna comunione d'amore" che è anche "un'eterna comunione di gioia"...!

 

 

 

50  CI SONO DUE ME IN ME

 

Un giorno riflettevo sul fatto che, è come se ci fossero due me, uno spirituale e uno carnale, mentre li vedevo combattere, ferocemente, tra di loro. E questo naturalmente vale per tutti e non solo per me. In particolar modo vale per coloro che sono avviati nel cammino della santità, perché sono molto più aggrediti degli altri. Gli altri, infatti il peccato se lo vanno a cercare da soli, non hanno bisogno di nessun aiuto per la discesa, sono già vicini al burrone e il diavolo le considera già suoi… Il demonio, non vuol rinunciare alle anime, che prima della conversione erano sue e si impegna, in mille modi, e in mille maniere, per cercare di farli ritornare nel fango del peccato. Dio lo permette per accrescere i loro meriti e per spenderli, oltre per loro stessi e per i loro cari, anche per il mondo intero. 

 

 

 

51  ATTENTI AI LUPI

 

Un giorno un fratello mi raccontò che al confessare un peccato impuro, uno di quelli relativo al sesto comandamento, ad un sacerdote, questo si mise a sorridere, gli diede una pacca sulla spalla e disse: “Ancora credi a queste cose…? Tranquillo non è un peccato, Dio ti chiede di amare e basta e tu ami, quindi non ti fare problemi”. E non gli diede nemmeno l’assoluzione, perché, a suo parere, non aveva commesso nessun peccato. Naturalmente questo penitente si sbrigò a riferire tutto questo al Priore, affinché, quello che si sarebbe dovuto comportare come uomo di Dio, non fosse causa di scandalo, o di sviamento, o di perdizione, per altre anime. Io, quando, molti anni fa, dopo aver avuto dei dissapori con mia moglie, chiesi consiglio ad un monsignore, lui, per tutta risposta, anziché aiutarmi a riconciliarmi, mi invitò a separarmi da lei. Rimasi esterrefatto e gli risposi che Gesù ci “comanda” di non separare ciò che Lui stesso ha unito. Lui, ribadì, che non tutti i matrimoni sono benedetti da Dio. Se non fosse stata un’affermazione gravissima, avrei pensato ad una barzelletta. Pochi giorni dopo, terminata la messa, mi fece un’esplicita proposta omosessuale. Fuggii via da lui. E quando sconsigliai ad una amica di mia madre di far frequentare al figlio piccolo, quel sacerdote, mi rispose, che lei era tranquilla, perché, quel monsignore, tutti lo consideravano un santo. Quanti attori, nella chiesa, sacerdoti e no, abilissimi nell’interpretazione del ruolo della santità, sono di inganno per le anime più sprovvedute. Una sorella, un giorno mi raccontò, che un sacerdote, le aveva chiesto dettagli, imbarazzanti, riguardo al peccato scabroso, che gli aveva appena confessato e che nulla centravano con il sacramento della confessione. Capii, immediatamente che la stava tentando e fuggii via, inorridita e non solo dal quel sacerdote, ma anche dalla chiesa in generale. “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo! (Matteo 18, 6-7). Molto tempo dopo, questa sorella, capito l’inganno di satana che la voleva allontanare dalla chiesa, è ritornò a frequentarla, seppur tenendo a distanza quel sacerdote.

 

 

 

52  LO STRACCIONE E IL TESORO

 

“La chiesa è formata da realtà perfette, che sono solo sante e da realtà imperfette”. Le realtà sante e perfette sono i sacramenti di Dio, la Parola di Dio, lo Spirito Santo che guida la chiesa. Le realtà imperfette siamo noi, popolo di Dio, fedeli e sacerdoti e religiosi, che possiamo essere santi, se siamo uniti a Dio che ci santifica, o peccatori, se ci siamo separati da Dio, proprio a causa del peccato. Ogni sacerdote agisce in “persona Christi”, cioè come se fosse la Persona di Cristo, e vale a dire che l'efficacia del sacramento che ci amministra, non dipende dal fatto che sia santo o peccatore, ma dal fatto che ha ricevuto da Dio, con il sacramento dell’ordine, il potere di trasformare l’ostia nel Corpo e nel Sangue di Cristo, il potere di perdonare i nostri peccati e gli altri poteri connessi agli altri sacramenti. I sacramenti infatti sono perfetti, perché discendono da Dio che è perfetto, è rimangono tali, anche se ci sono amministrati da sacerdoti, che essendo imperfetti, potrebbero anche essere peccatori e, che, se anche lo fossero, non invaliderebbero, comunque, l’efficacia “soprannaturale” del sacramento. “Se ci fosse uno straccione, maleodorante e nauseabondo, che vi offrisse un tesoro voi che fareste? Prima di rispondere immaginate che questo tesoro, sia il più grande di tutti, l'Eucarestia. Rinuncereste a Dio, solo perché chi ve lo porge si fosse macchiato anche di colpe gravi?...!!! ”. (Padre Livio a Radio Maria). 
 

   
 
53  SACERDOTI SANTI E “SACERDOTI E BASTA”

 

Il tentativo di “piegare” la volontà di Dio alla nostra volontà, cioè di fare quello che ci pare e piace e sperare, comunque, nel beneplacito di Dio, è una tentazione vecchia quanto il mondo. Ai tempi di Santa Chiara delle Croce, c’erano alcuni importanti personaggi religiosi, che si era inventati, nientepopodimeno che, il movimento del “libero spirito”, che, facendo finta di far proseliti per il Signore, in realtà faceva seguaci per il demonio. Infatti, seppur in nome di Dio, sviava le persone da Dio, tranquillizzandole rispetto al peccato, per farle peccare tranquillamente in tutta libertà e senza alcun senso di colpa. Ancora oggi, il primo tentativo dell’uomo, sia fuori la chiesa, che, purtroppo, anche dentro la chiesa, è quello di cercare di “sdoganare” il peccato, a cominciare dalla maniera più semplice e quindi apparentemente più innocua, non parlare mai di peccato, far calare il silenzio stampa sulla parola inferno. Al massimo parlando solo di Paradiso, ma nel senso di “Paradiso per tutti”, lasciando intendere che la misericordia di Dio, possa essere “sganciata”, “dall’obbligo del pentimento dei peccati commessi”. L’eresia del movimento del “libero spirito”, si diffuse, nel medioevo, in Europa e in Umbria era capeggiata dal frate Bentivenga da Gubbio. Questo religioso era diventato molto famoso, facendo “apostolato al contrario”, spiegando che chi amava Cristo, era libero spiritualmente e quindi poteva estendere questa libertà anche al corpo. Insomma era un invito, anche esplicito, per tutti i cristiani, a fare l’amore liberamente. Questo "frate corruttore", questo "lupo rapace", sotto la veste di agnello, tra l’altro intelligentissimo, cercò di indurre al “libero peccato” perfino Santa Chiara, che invece, ben guidata dallo Spirito Santo, lo Spirito vero, non lo spirito finto, invocato per la libertà sessuale, mandò in fumo i suoi progetti lussuriosi. Bentivenga da Gubbio e i suoi seguaci religiosi, furono condannati dalla chiesa ad essere confinati, a vita, nelle celle del loro convento. Nella mia mia lunga vita di credente, ho conosciuto “sacerdoti santi”, “sacerdoti e basta” e anche “sacerdoti deviati”. I primi hanno impresso un'accelerazione formidabile al mio cammino di santità. I secondi e anche i terzi, non hanno raffreddato, in alcun modo la mia fede, che anzi per reazione, si è fortificata. Nei confronti dei primi resto debitore per l'eternità, non li dimenticherò mai nelle mie preghiere e, alcuni di loro, ora intercedono per me, dal Cielo e con una potenza ancora più grande… I secondi e i terzi, anche loro non li dimentico e in senso buono… e proprio per questo non smetto di intercedere per loro, affinché si convertano e si salvino.

 

 

 

54  PER ESSERE PROFETI

 

“Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè e disse: «Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento». Giosuè, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza, prese la parola e disse: «Mosè, mio signore, impediscili!». Ma Mosè gli disse: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!». (numeri 11, 25-29). I figli di Dio, sono figli di Dio e basta e non fanno parte di un clan chiuso e ristretto. I seguaci di Mosè, si allarmarono, sentendosi quasi superati a destra, quando alcuni sconosciuti, o comunque non facenti parte della loro cerchia, si permisero di profetizzare nel nome del Signore. Corsero ad avvertire Mosè, affinché, si servisse della sua autorità indiscussa, per scacciarli via, sdegnato. Invece Mosè, ripieno davvero di Spirito Santo, sgridò i suoi, smascherando la loro gelosia, manifestando la sua contentezza per l’opera di questi due profeti e esprimendo l’augurio che ci fosse una moltiplicazione dei profeti. La gelosia spirituale, cioè l’invidia per la grazia altrui, è nel numero dei peccati più odiosi agli occhi di Dio, quelli cioè considerati contro lo Spirito Santo. “Allora Amos rispose e disse: “Io non sono profeta, né figlio di profeta; ero un mandriano e coltivavo i sicomori. L'Eterno mi prese mentre ero dietro al gregge, e l'Eterno mi disse: 'Va', profetizza al mio popolo Israele”. (Amos 7,14-15). Non possiamo soffocare la libertà dello Spirito di Dio che soffia dove vuole e sceglie su chi posarsi. “Lo Spirito soffia dove vuole,”. (Giovanni 3,8). Lo Spirito Santo vorrebbe posarsi su ognuno di noi, nessuno escluso “Effonderò su ogni persona il mio Spirito”. (Gioele 3,1), però, perché possa farlo, è necessaria la nostra decisione di rinunciare al peccato. Essere profeti vuol dire annunciare il Vangelo con le “parole” e con la “vita”. Non quindi con parole nostre, ma con le parole che, di volta in volta lo Spirito Santo ci suggerirà, e non con una vita modellata, per la santificazione operata in noi, sempre dallo Spirito Santo, su quella di Cristo. Il profeta di Dio è colui che permette a Dio di parlare attraverso di Lui e di agire attraverso di lui. Il profeta di Dio, è un “altro Cristo”, che continua, nel tempo e nella storia, per volontà di Dio, la missione di Gesù.  

 

 

 

55  MANO NELLA MANO

 

Ero in chiesa, nel momento della preghiera del “Padre nostro”, ad occhi chiusi, le braccia allargate, desiderando di essere “tenuto per mano” da Gesù e da Maria. Non era la prima volta che esprimevo, per amore, questo desiderio e, che per fede, ero convinto si realizzasse, anche se, materialmente, non lo potevo verificare. Quel giorno, però, mi fu concesso di avvertire, anche sensibilmente, che le mie mani erano congiunte con quelle di Gesù e con quelle di Maria. Provate, anche voi, a "visualizzare", ad occhi socchiusi, sospinti dal desiderio, dall'amore e dalla fede, questo dolcissimo ”intreccio, di mani" e, siatene certi, che avverrà.

 

 

56  LA COLONNA SONORA 

 

“Tu sei la mia vita altro io non ho…” sono le parole, meravigliose, del canto liturgico che, spesso, accompagna, la comunione dei fedeli. Le parole di questo canto, hanno sempre riecheggiato in me, la nostalgia di chiese lontane, di ricordi sfocati e di anni perduti, quelle dei tempi ferraresi, che coincidono con quelli della mia adolescenza. Trent'anni dopo, le parole di questa canzone, hanno continuato ad essere, la “colonna sonora" della mia vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

31  SENTINELLE DI MARIA
32  CORRENTISTI DEL CIELO
33  IL TEMPO DA FAVOLA
34  MOMENTI DI PARADISO
35  DALL'INCAPACITA' ALLA CAPACITA'
36  IL COMPITO DELLO SPIRITO SANTO
37  SIA L’AMORE CHE IL DOLORE
38  “UN PREMIO DI DIO”
39 UNA PREGHIERA SENZA PAROLE
40  LE MISSIONI VANNO COMPIUTE
41  COME IN UNO SPECCHIO 
42  LA FELICITA' NEL POSTO SBAGLIATO
43 - UN GIORNO CHIESI A DIO
44  "IO TI PRENDO SUL SERIO"
45  LA POTATURA DI DIO
46 - IL DIAVOLO IN PERSONA
47 -  IL BUCATO DELL’ANIMA
48 - LA GUERRA INVISIBILE
49 - UN ABBRACCIO INVISIBILE
50 - CI SONO DUE ME IN ME
51 - ATTENTI AI LUPI
52 - LO STRACCIONE E IL TESORO
53 - SACERDOTI SANTI E “SACERDOTI E BASTA”
54 - PER ESSERE PROFETI
55 - MANO NELLA MANO

56  LA COLONNA SONORA 
 

 

Testi e immagini © di Luigi Tosti 

 

 

 

tosti (2) il mare in tasca tiff.jpeg